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una piccola finestra sul mio mondo . . .
. . . . . . . . .
July 29

T'AGGIA VEDE' MORTA - Pino Daniele & Massimo Troisi

 
 
 
T’aggia vede’ morta
pe’ tutt’e’ notte
c’aggio passato cull’uocchie apierte
t’aggio cercato pe’ dint’ ‘o lietto
T’aggio vede’ morta
pe’ chello che è stato
primma ‘e sape’ che staje ‘nzieme a nato
primma che moro o cado malato
comm’ faccio a me scurdà
ca si’ stat’ ‘o primm’ ammore
si servesse a te scurda’
me facesse ‘o munno a pere
sulo pe’ nun te ‘ncuntrà
T’aggio vede’ morta
‘e morta lenta
pe’ fa felice pure i parenti
ca si tu muore so’ cchiù cuntente
T’aggio vede’ morta ‘mmiezo a ‘na via
tu e chella guarda cessa ‘e tua zia
che va dicenn’ ca è colpa mia
comm’ faccio a me scurdà
ca si’ stat’ ‘o primm’ ammore
si servesse a te scurda’
me facesse ‘o munno a pere
sulo pe’ nun te ‘ncuntrà

VURRIA . . . - Salvatore di Giacomo

 

 

 

 

Vurria c’ uno, ’int’ o suonno, me pugnesse

Cu n’ aco mmelenato:

doce doce accussì mme ne muresse,

senz’ essere scetato,

senza sentì e vedé…

Ma…nn’ ’o vurria sapé…

 

Nu miedico vurria ca mme dicesse:

“Tu staie buono malato!”

E ca pe mmedicina acqua mme desse,

e sanato, e ngannato

io vurria rummané…

Ma…nn’ ’o vurria sapé.

 

Vurria c’a  n’ato mo te truvasse,

a  n’ ato nnammurato:

ca felice e cuntenta tu campasse,

e d’ ’o tiempo passato

te scurdasse, e de me…

Ma…nn’ ’o vurria sapé!

 

 

                                                                                                            per te . . . ti amo

July 20

a 6 anni dalla morte di Carlo Giuliani

. . . . .

 
 
 Il 20 luglio del 2001 moriva Carlo Giuliani negli scontri insieme con i manifestanti no-global che protestavano contro la riunione dei del G8 che si tenne a Genova tra il 19 e il 21 luglio.
Amici e genitori raccontano che Carlo quel giorno volesse trascorrerlo al mare. Tuttavia, dopo aver avuto notizia degli scontri, avrebbe deciso di cambiare programma e, indignato per le violenze che stavano sconvolgendo Genova, si sarebbe recato a vedere cosa stesse accadendo. Unitosi così ai manifestanti, affrontava le cariche delle forze dell'ordine.
A seguito di una carica abortita in piazza Alimonda un’auto con tre Carabinieri a bordo facendo manovra per seguire la ritirata degli uomini rimane apparentemente bloccata contro un grosso contenitore per rifiuti. L'autista sosterrà poi che sarebbe rimasto bloccato a causa di una manovra errata di un altro veicolo che seguiva la carica delle forze dell'ordine.
Il veicolo rimane così fermo per alcuni secondi durante i quali viene presa d'assalto da alcuni dei manifestanti che stavano inseguendo le forze dell'ordine in ritirata. Tra questi, Carlo Giuliani, con il volto coperto da un passamontagna, che raccoglie e solleva un estintore, già precedentemente scagliato contro il mezzo da un altro manifestante e poi caduto a terra, manifestando l'intenzione di lanciarlo a propria volta contro il veicolo dei carabinieri. Dall'interno del veicolo, il carabiniere di leva Mario Placanica, dopo aver estratto e puntato la pistola verso i manifestanti intimandogli di andarsene, spara due colpi per difendersi dagli attacchi. Un colpo ferisce mortalmente Carlo Giuliani al volto. Il fuoristrada, nel tentativo di fuggire rapidamente dai manifestanti, riprende la manovra passando sul corpo del ragazzo due volte (una prima in retromarcia, la seconda a marcia avanti). Sono le 17:27 del 20 luglio 2001. La drammaticità di quei momenti è testimoniata anche da un filmato.
La sorella Elena racconterà di aver telefonato a Carlo sul cellulare intorno alle 19, poco dopo la morte, ma di aver parlato con un sedicente amico del fratello. Le prime notizie di stampa comunicano che un sasso lanciato dai manifestanti avrebbe ucciso un ragazzo spagnolo e questa informazione si diffonde rapidamente. Le prime immagini sollevano il sospetto che, mentre il corpo era circondato dai carabinieri, qualcuno abbia posto un sasso a fianco della testa di Giuliani. La tesi del sasso lanciato durante gli scontri come causa della morte verrà anche sostenuta da uno dei responsabili delle forze dell'ordine arrivati sul posto dalla vicina via Caffa, che urlerà ad uno manifestanti, che si stavano avvicinando per vedere se Giuliani fosse morto, "Tu l'hai ucciso! Col tuo sasso!". La fronte del ragazzo presentava una profonda ferita stellata, la cui provenienza era ancora ignota.
 
 
Il procedimento aperto nei confronti del carabiniere Mario Placanica, indicato come responsabile dell'omicidio del giovane, fu archiviato il 5 maggio 2003 seguendo  l'art. 409 c.p.p. (ovvero "in presenza di causa di giustificazione che esclude la punibilità del fatto", come recitano le motivazioni), prosciolse Placanica per uso legittimo delle armi, oltre che per legittima difesa.
 
Le indagini condotte dalla magistratura, dagli stessi carabinieri e le conclusioni dell'inchiesta sono state criticate da manifestanti, da alcuni politici e giornalisti.
 
La perizia realizzata durante l'istruttoria, basata su un filmato, ha concluso che il colpo, che ha ucciso Carlo Giuliani, fosse stato sparato verso l'alto e fosse rimbalzato su un sasso scagliato da un altro manifestante.
 
L'investimento con il mezzo di servizio, invece, venne giustificato dai carabinieri come un tentativo di fuga dai manifestanti armati di pietre e bastoni, ed i militari affermarono di non essersi accorti della presenza del ragazzo a terra.
 
Tale versione, accolta dai magistrati, è sempre stata ritenuta poco credibile dai manifestanti e dalla famiglia di Giuliani.
 
 
La vicenda è diventata un simbolo, visto in modo opposto dalla sinistra, per cui la morte di Giuliani è la testimonianza della incompetenza e della violenza con cui le forze dell'ordine hanno gestito le manifestazioni di piazza di Genova sino a questo gesto estremo, e dalla destra per cui la morte di Giuliani è la dimostrazione di come il clima di paura generato da manifestazioni violente può provocare anche gesti inconsulti.
 
 
Ricordare il tragico episodio non vuole essere una scusa per schierarsi da un a parte o dall’altra. L’importanza di ricordarlo va oltre ogni schieramento politico. Ci racconta come la violenza continua a regnare nella società odierna, come un gruppo di manifestanti sia disposto ad usare la violenza per sostenere le proprie idee, come le forse dell’ordine si trovino a sostenere situazioni inimmaginabili con inevitabili tragiche conseguenze. Ci insegna che in una tragedia non ci possono essere giustificazioni, né da una parte né dall’altra, e forse ci può aiutare ad essere più civili.
 
 
  

le mie foto su flickr.com

 
 
 
 
andate a visitare le mie foto
 
e commentate . . .
 
 
July 06

LENTAMENTE MUORE - Pablo Neruda

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.

 

 

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